I Cannonau di Bonamici e il cru di Mamoiada

Da 0 a 700 in circa un’ora e 15 minuti. Dalla Baronia, vicino al mare Tirreno, alle alte colline di Mamoiada in Barbagia. Mentre entriamo nel piccolo paese del centro Sardegna il sole splende alto e il cielo è assolutamente blu. Fuori della suggestiva chiesetta della Beata Vergine Assunta vediamo i partecipanti a un matrimonio.

Ma noi non siamo fra gli invitati alla cerimonia. Siamo invece a Mamoiada per la seconda giornata della Notte Nighedda, l’evento organizzato dalla associazione Mamojà, che riunisce i produttori di vino del paese. La mattina è in programma un convegno in cui si parlerà del futuro del vino a Mamoiada. Mamojà punta infatti a rafforzare l’identità vitivinicola locale attraverso una promozione cooperativa e centrata sulle peculiarità del territorio e della tradizione. Anche se ancora non esiste ufficialmente, il “cru” Mamoiada è sempre stato una realtà di fatto. Il clima e la geologia della zona sono infatti piuttosto differenti da quelli delle altre zone vitivinicole circostanti, e danno ai vini un carattere unico. Non si parla di superiorità, ma di identità. Mamoiada merita dunque la distinzione, e i suoi produttori di vino sono entusiasti e desiderosi di trasmettere il messaggio e diffonderlo il più possibile.

Per la Notte Nighedda, Mamojà ha invitato alcuni esperti di comunicazione del vino: Francesco Monchiero (Consorzio del Roero), Maurizio Valeriani (L’Espresso), Giuseppe Carrus (Gambero Rosso) , Dario Cappelloni (Doctorwine.it) e Valentina Sanna (commerciale estero). I produttori di vino hanno ascoltato i racconti di altre esperienze e i consigli, e si è discusso del progetto.

A fine convegno sono stati offerti alcuni prodotti locali, e proprio durante questo rinfresco abbiamo incontrato il nostro ospite, Pasquale Bonamici. Pasquale è un produttore giovane, ma i suoi modi pacati e cordiali trasmettono esperienza, modestia e maturità. Lo spirito cooperativo di Mamojà è stato subito evidente, con Pasquale che ci presentava altri produttori, tutti ben contenti di raccontare, spiegare, entrare in contatto.

Pasquale ci invita a pranzo nella sua tenuta. Tenute Bonamici è proprio il nome dell’azienda. Dopo pochi minuti di macchina, superiamo una collina e, dall’altra parte, troviamo una valle il cui pendio ad anfiteatro è ricoperto di vigneti. La vista verso nord-est è spettacolare e si estende per decine di chilometri. L’aria limpida è carica di profumi inebrianti.

tenute bonamici
Il panorama dalle Tenute Bonamici, nelle campagne di Mamoiada

Parcheggiamo davanti a una casetta affiancata da un caminetto-barbecue in pietra. Fuori, un salottino fatto con pallet riciclati, con i vigneti e la campagna al posto della TV. È qui che Pasquale ama presentare i suoi vini ai visitatori, in un’atmosfera rilassata e familiare. Pasquale vede il suo lavoro di vignaiolo e vinificatore come un’estensione naturale del suo rapporto con il territorio e la sua gente, e perciò cerca la massima integrazione fra vigna, vino, arte, poesia e tradizioni locali.

Dopo l’immancabile introduzione di pane carasau, salumi e formaggi, è iniziato un lungo pranzo a base di carne grigliata e insalata. Un omaggio molto gradito all’Argentina di Susana! Chiaramente però non abbiamo bevuto Malbec, ma Cannonau, il re dei vini locali. Tenute Bonamici produce due Cannonau. Sono vini diversi, ma ognuno racconta bene un piccolo pezzo della natura e della storia di queste terre antiche e affascinanti.

Il Montanaru Cannonau di Sardegna DOC 2015 è un Cannonau in purezza che tocca i 14 gradi alcolici. Il nome del vino riprende il soprannome del poeta desulese Antioco Casula, che nelle sue opere amava citare spesso il vino e il territorio della Barbagia. Il colore rosso rubino intenso emana riflessi viola. Il profumo è complesso, di frutti rossi, viola e rosa armonizzati con i sentori della macchia mediterranea di alta collina. All’assaggio il vino libera un sapore intenso e persistente, con un tannino elegante che conferma un vino equilibrato e molto fine.

Montanaru
Il Montanaru ammira il panorama

Il Deledda Cannonau di Sardegna DOC 2015 è anch’esso dedicato a un personaggio della letteratura sarda: Grazia Deledda, Premio Nobel nel 1926. È subito evidente che i vini vengono dallo stesso terroir fortunato. Ancora un colore rosso rubino intenso e i sentori di frutti e fiori rossi. Ma in più emerge anche una spezia delicata. In bocca è intenso e persistente, e i tannini si sposano bene con la sapidità che invita a un altro sorso.

Pasquale e il suo Deledda
Pasquale e il suo Deledda
Laboratorio di produzione sali
Pasquale Bonamici produce anche sali aromatizzati. La foto a destra ritrae il padre, che ha curato le vigne prima di lui.

La degustazione alle Tenute Bonamici ci ha permesso di farci una prima idea dell’identità dei vini di Mamoiada. Più tardi, quando siamo tornati in paese, abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare un paio di vini di altre cantine, e abbiamo apprezzato il fatto che effettivamente fra le differenze c’erano delle evidenti somiglianze.

Mamoiada ci ha ricevuto con grande classe e, mentre prendiamo la strada del ritorno (da 700 a 0), ci promettiamo di tornarci presto, per approfondire i segreti di questo elegante vino di altitudine e per ascoltare le storie dei suoi creatori.

Susana e Pietro

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